Ippocrate

ippocrate statuaIppocrate di Coo o Kos (Coo, 460 a.C. circa – Larissa, prima del 377 a.C.) visse nell’isola di Kos, nel Dodecanneso, dove si sviluppò la scuola razionale. E’ stato un medico greco antico, considerato il padre e fondatore della medicina ed il più grande genio della medicina antica .

esculapioFiglio di Eraclide e di Fenarete, Ippocrate proveniva da una famiglia aristocratica con interessi medici, i cui membri erano già appartenuti alla corporazione dgli Asclepiadi. Il padre era egli stesso un medico che affermava di essere un discendente diretto di Asclepio, dio della medicina. Fu proprio il padre insieme ad Erodico ad insegnare al giovane Ippocrate l’arte medica. Egli lavorò a Kos, viaggiò molto in Grecia e godette in vita di una fama eccezionale e fu anche ad Atene. Ma esercitò specialmente nelle regioni della Grecia settentrionale, in Tracia e a Tasso.

Ippocrate viaggiò moltissimo, visitò tutta la Grecia ed arrivò persino in Egitto e in Libia. Operò nell’area del Mediterraneo e nei suoi viaggi toccò la Sicilia, l’Egitto, Alessandria, Cirene, Cipro. Alla sua epoca l’Egitto era il paese ritenuto più avanzato nella cultura scientifica e tecnologica, nonché nell’aritmetica e nella geometria. Fondò una scuola di grande successo.

 Teoria degli umori

la-teoria-umorale-di-ippocrate-e-galenoIppocrate sostenne la teoria umorale. Egli riteneva che le malattie si originassero da uno squilibrio dei quattro umori del corpo umano: sangue, flemma, bile bianca e bile nera, che combinandosi in differenti maniere conducono alla salute od alla malattia; L’acqua che è umida e fredda corrisponderebbe alla flemma (o flegma) che ha sede nella testa, la terra per il colore corrisponderebbe alla bile nera che ha sede nella milza, il fuoco, caldo e secco, alla bile gialla (detta anche collera) che ha sede nel fegato, l’aria che è dappertutto al sangue la cui sede è il cuore. Agli umori furono fatte corrispondere anche le stagioni: la prima stagione, quella del sangue e dell’aria corrispondeva alla primavera, l’estate era quella del fuoco e della bile, l’autunno era quella della terra e dell’atrabile e l’inverno era la stagione dell’acqua, della pituita e del cervello. Fu fatto anche un parallelismo con le quattro età della vita, infanzia e prima giovinezza, giovinezza matura; età virile avanzata, ed infine età senile.
Oltre ad essere una teoria eziologica della malattia, la teoria umorale è anche una teoria della personalità: la predisposizione all’eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere, un temperamento e insieme una costituzione fisica detta complessione:
• il flemmatico, con eccesso di flegma, è grasso, lento, pigro e sciocco;
• il melancolico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste;
• il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo,
• il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.

All’interno del clima culturale “razionalistico” del V secolo a.C. si collocò anche la nascita della prima forma di scienza medica: con Ippocrate di Coo la medicina greca antica uscì dalla fase pre-scientifica, legata a pratiche e credenze magiche e religiose, e si organizzò intorno ad una metodologia decisamente razionale, rigorosa ed empirica.

La vera e propria medicina razionale è da attribuire ad Ippocrate. La base della medicina razionale è la negazione dell’intervento divino nelle malattie. Anche la famosa malattia sacra, l’epilessia, fu attribuita ad una disfunzione dell’organismo. Ippocrate introdusse il concetto innovativo che la malattia e la salute di una persona dipendessero da specifiche circostanze umane della persona stessa e non da superiori interventi divini.

atene

Acquisì grande fama nell’antichità debellando la grande peste di Atene del 429 a.C. Al centro della concezione di Ippocrate non c’era la malattia, che si spiegava in modo olistico, ma l’elemento più importante era l’uomo. Ippocrate quindi creò una medicina olistica, basata sull’uomo o microcosmo. Questo fece la fortuna della scuola ippocratica nei confronti della scuola rivale di Cnido, che invece era focalizzata sulla malattia con una concezione riduzionistica, simile a quella odierna. La scuola di Ippocrate prevalse proprio perché si occupava dell’uomo, mentre l’altra occupandosi delle malattie e non avendo gli elementi necessari per farlo si estinse, quella di Ippocrate proseguì.

Alla base delle concezioni di Ippocrate c’era una filosofia profonda e pratica e un notevole buonsenso. I principi fondamentali erano di lasciar fare alla natura, cioè alla forza guaritrice della natura, di osservare attentamente il malato ed intervenire il meno possibile, fare attenzione all’alimentazione e alla salubrità dell’aria. Per eliminare lo squilibrio era necessario rimuovere la materia in eccesso, detta materia peccans. Ippocrate comunque raccomandava di utilizzare questi mezzi con massima parsimonia. È quindi l’Ippocratica è una medicina umorale dove la guaritrice per eccellenza è la natura (la febbre è considerata una forma di difesa, come la crisi con aumento di secrezione). Infatti studi effettuati negli ultimi due decenni hanno confermato la teoria secondo la quale il ruolo della febbre è un meccanismo di difesa dell’ organismo contro le infezioni; inoltre è approvato che l’ aumento della secrezione di ormoni da parte dell’ organismo ha lo scopo di difendere l’ individuo da situazioni di emergenza come ad esempio la secrezione di adrenalina nel corso di una reazione di paura o di fuga e in situazioni fisiologiche come ad esempio la secrezione degli ormoni della crescita durante lo sviluppo. E’ sottinteso che questi meccanismi recano beneficio all’individuo quando agiscono a breve termine; in caso contrario il loro effetto è patologico. Inoltre, rifacendosi ad Alcmeone, sostenne che il centro delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti (oltre che del pensiero) fosse il cervello e non il cuore, come si credeva all’epoca.

galeno e esculapio affresco

Infine occorre sottolineare l’importanza e l’originalità della metodologia seguita da Ippocrate: in primo luogo l’importanza e la centralità dell’esperienza, dell’osservazione attenta e sistematica dei sintomi. Dall’analisi dei sintomi il medico doveva poi risalire alle cause interne della patologia, costruendo un quadro teorico complessivo e coerente, da cui discendeva poi la scelta della terapia. Nel nuovo, rigoroso, metodo ippocratico, osservazione, teoria e tecnica (= pratica) non solo erano complementari e interdipendenti ma erano collocate sul medesimo piano di importanza: la tecnica non era affatto “inferiore” alla teoria (si pensi all’importanza della chirurgia).

ippocrate stampaIppocrate inventò la cartella clinica e teorizzò la necessità di osservare razionalmente i pazienti prendendone in considerazione l’ aspetto ed i sintomi; introdusse, per la prima volta, i concetti di diagnosi e prognosi.
La sua fama è dovuta anche, e forse soprattutto, alla sua attività di maestro; fondò una vera e propria scuola medica e regolò in maniera precisa i concetti dell’ etica medica, le norme di comportamento del medico, stabilendo i principi della deontologia professionale del medico, raccolte nel suo famoso giuramento in cui, tra l’altro, si introduce il concetto di segreto professionale.
Fu il primo a considerare i malanni come eventi dinamici, che evolvono attraversando fasi diverse (patogenesi). Si occupò di ogni aspetto della medicina: dalla fisiologia, alla chirurgia, stabilendo anche i principi della deontologia professionale del medico. Fu il creatore della semeiotica: associò a ciascuna malattia una serie di sintomi e insegnò a cercare i segni del disturbo attraverso l’ispezione del corpo, la palpazione e l’ascoltazione del torace. Ippocrate somministrava veri farmaci, secondo il principio del “contraria contraris” (la sostanza attiva deve avere un’azione contraria agli effetti della malattia). I farmaci ippocratici erano di origine vegetale, minerale, animale e provenivano dalla tradizione medica egiziana e orientale: la medicina della Magna Grecia, infatti, si affidava a prescrizioni dietetiche e igieniche più che a veri principi attivi. Ippocrate fu un maestro anche nella chirurgia: insegnò a cauterizzare le ferite, a ridurre e immobilizzare le fratture ( chirurgia ortopedica ), a incidere gli ascessi, manovre di estrazione del feto ( ostetricia ) tutte praticate tutt’ oggi e presenti in tutti i testi medici universitari; inoltre scoprì malattie ginecologiche. Sviluppa conoscenze sulle patologie polmonari e sulle infezioni acute delle ghiandole, sul sistema digestivo e circolatorio, mentre è minore la conoscenza del sistema nervoso. A lui si deve l’importanza del concetto di dieta e alimentazione all’interno della dottrina degli umori; la coniugazione di medicina e chirurgia (allo stato di pratica di purghe e salassi). Ippocrate tuttavia predicava l’uso della terapia disponibile con il massimo della parsimonia. Le nozioni di anatomia umana invece erano fondate soprattutto sulla dissezione di animali. Ancora oggi alcune malattie portano il suo nome. Ricordiamo l’ ippocratismo digitale, o dita a bacchetta di tamburo presente in alcuni casi di tumore polmonare e la “facies ippocratica”, tipica delle condizioni di grave sofferenza e indebolimento come, ad esempio, le peritoniti.

 Ippocrate giuramentoGIURAMENTO DI IPPOCRATE

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.

Terrò chi mi ha insegnato quest’ arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti.

Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro. Scegliero’ il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa.

Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’ iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto.

Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.

Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch’io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta.

Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’ arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

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